L’IMPORTANZA DEL MICROBIOTA INTESTINALE NELLA LOTTA CONTRO IL COVID- 19

Quello che abbiamo capito in questi drammatici mesi è che in caso di contagio, l’aggravamento è provocato da uno stato di infiammazione profonda che altera il sistema immunitario. Inoltre 60 milioni di italiani  hanno radicalmente cambiato le proprie abitudini da un giorno all’altro. Stare tutto il giorno in casa ciondolando tra il tavolo e il divano, niente più attività fisica, cambio di regime alimentare, stress. Sono tutti elementi che modificano, probabilmente in peggio, il microbiota intestinale. Quello che possiamo fare è cercare di rafforzare il nostro sistema immunitario, che è strettamente legato appunto al microbiota intestinale, ovvero quell’insieme di microrganismi che regolano molte funzioni e generano una risposta anti-infiammatoria contro i patogeni. Il 70-80% delle cellule immunitarie del corpo si trova proprio nell’intestino e, quindi, l’efficienza di questa attività dipende dalla varietà di alimenti e dalla qualità dei nutrienti che appunto introduciamo con il cibo. Certo, poi ognuno è diverso e quindi l’aspetto nutrizionale va personalizzato.

Alcuni ceppi batterici del microbiota intestinale – l’insieme dei microrganismi che popolano il nostro apparato digerente – svolgono funzioni benefiche. Innanzitutto, i ceppi indigeni ostacolano la colonizzazione dell’intestino da parte di nuovi microbi, tra cui quelli patogeni. Poi, alcuni batteri sintetizzano sostanze utili (per esempio vitamina K) e digeriscono molecole complesse, producendo nuove molecole che possono essere utilizzate dal nostro organismo.

Gli acidi grassi a catena corta prodotti dai batteri intestinali, specialmente l’acido butirrico, sono utili a mantenere in salute l’intestino, proteggendolo dalle infiammazioni. Inoltre, il microbiota mantiene in «allenamento» il sistema immunitario.

Un microbiota ricco di batteri capaci di digerire e fermentare i flavonoidi contenuti nella frutta e nella verdura promuove la produzione di sostanze che hanno effetti protettivi sulla salute cardiovascolare. Cibi ricchi di acidi grassi saturi e alimenti molto calorici stimolano invece la proliferazione di ceppi di batteri che promuovono l’infiammazione.

Arricchendo il microbiota intestinale di batteri «buoni» a scapito dei batteri «cattivi», si promuove un buono stato di salute. Tuttavia, non può esistere un microbiota ideale uguale per tutti: le caratteristiche individuali hanno un ruolo determinante.

Studi sull’uso dei prebiotici (sostanze che promuovono la crescita dei batteri «buoni», come per esempio l’inulina) hanno mostrato che la risposta è personale e dipende dalla composizione iniziale del microbiota intestinale. L’industria dei probiotici è in fiorente attività, ma indicano che non si tratta di un tipo di intervento generalizzabile.

Mettendo insieme le nuove conoscenze di nutrigeneticanutrigenomica e metagenomica si può però elaborare interventi individuali.

Sempre più importante quindi è rivolgersi ai professionisti esperti del settore per capire prima di tutto quale sia la  situazione di partenza anche attraverso dei test metabolici per poter studiare delle soluzioni mirate specifiche per il soggetto.

 

 

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